Carissimo mister Livieri,
ho letto le sue “esternazioni”
del dopopartita di Monastir.
Prima di raccontarle della mia “incredulità” mi consenta di presentarmi. Mi chiamo Salvatore Zappadu ho 76 anni, da 56 pratico il giornalismo, prima da pubblicista e dal 1983 come professionista.
Ho persino un po’ di dimestichezza con l’Olbiacalcio, visto che da cronista ne ho recuperato la sua storia dai primordi sino ai giorni nostri, creando dall’anno del centenario il sito storico della nostra Amata.
Mi scuso della premessa, ma credo sia utile per ascoltare quel che mi permetto di dirle.
Le sue considerazioni infelici, inappropriate, inopportune e soprattutto fuori da qualsiasi logica di lealtà sportiva che non deve mai mancare nei confronti dell’avversario, mi hanno portato alla decisione di “sospendere” la mia ferrea volontà di Non Commentare le prestazioni e le vicende dell’Olbia attuale, maturata dall’arrivo all’interno della società del suo Direttore Tecnico.
E adesso le voglio subito chiedere come abbia potuto permettersi di offendere l’onestà di una società come il Monastir che, nel campo ed in questa specifica stagione, si sta giocando la carta di una potenziale promozione in serie C e questo orizzonte se lo sta costruendo con onore e merito proprio nel suo primo anno di presenza in serie D.
Quando Lei arrivò ad Olbia lessi con interesse la sua scheda di presentazione; “Livieri ha operato in contesti competitivi che richiedono organizzazione, concretezza e una forte capacità di gestione del gruppo. Il suo percorso professionale è contraddistinto da serietà, attenzione ai dettagli e da una chiara impostazione del lavoro quotidiano.”
Ed ancora: “Tecnico preparato e metodico, Daniele Livieri ha maturato nel corso della propria carriera una solida esperienza nelle categorie dilettantistiche, operando in contesti competitivi. Allenatore dotato di una precisa identità calcistica, Livieri si è distinto per la capacità di costruire squadre equilibrate, compatte e mentalmente solide, valorizzando il collettivo e trasmettendo principi di gioco, disciplina tattica e senso di appartenenza».
Così si è qualificato anche nell’Olbia, portando come referenze il fatto di essere “Tecnico preparato con una solida esperienza nelle categorie dilettantistiche, operando in contesti competitivi.”
Come ben sappiamo anche la Serie D, è parte (seppur principale) della categoria Dilettanti, ma di sicuro non è mai stata “frequentata” da Lei come Allenatore prima della venuta ad Olbia:
Il suo più eclatante successo lo ha ottenuto in prima categoria Piemonte due anni fa con il Rapid Torino, e le sue squadre allenate nei due anni precedenti si chiamano nientepopodimeno che Sportiva Nerazzurra e Nizza.
L’ultimo approdo fugace prima di allocarsi nella panca del Nespoli, è stato col Venaria che, pur essendo storicamente una tra le più anziane del calcio dilettantistico Piemontese la Serie D non l’ha mai annusata neppure da vicino.
Ho voluto ricordarle i suoi precedenti, visto che la società si era scordata di farlo. Ma, oggi proprio per dovere di onestà e chiarezza, voglio anche segnarle qualcosa che riguarda l’avversario che l’ha battuto meritatamente sul campo:
Le ” storie” del calcio sardo: Marco Carboni e la meravigliosa favola del Monastir:
«Ci sono storie che non finiscono mai di stupire. Storie che sembrano uscite da un romanzo sportivo, fatte di passione, sacrifici, cadute e risalite. E poi c’è la storia di Marco Carboni e del Monastir, che va ben oltre. È la storia di un uomo che ha creduto nel calcio come strumento di crescita, identità e riscatto. Una storia lunga 42 anni, cominciata nel 1983, che oggi è diventata un simbolo per tutto il panorama calcistico sardo.
Un traguardo impensabile solo qualche anno fa, ma che oggi profuma di possibile. Miracolo sportivo-Il vero artefice di questo miracolo sportivo è lui: Marco. Sotto la sua guida, il Monastir è diventato un modello. Attualmente la squadra milita nel campionato di Eccellenza regionale, è giunta seconda alle spalle del Budoni e si appresta a disputare i playoff per conquistare uno storico accesso alla Serie D nazionale. Un traguardo impensabile solo qualche anno fa, ma che oggi profuma di possibile. La struttura societaria è di primo livello, ogni dettaglio è curato con attenzione quasi artigianale. Oltre 300 tesserati, un settore giovanile che colleziona risultati di prestigio e una cultura sportiva costruita con pazienza, competenza e visione».
Ecco Mister Livieri, questo accadeva lo scorso anno ed oggi a 5 giornate dal termine questo manipolo di entusiasti e corretti dirigenti del Monastir, stanno tentando di compierne un altro di miracolo.
E noi, tutti noi che amiamo e soffriamo per le condizioni in cui è sprofondata la nostra Amata, siamo dalla loro parte. Anche perché questo cammino Monastir lo sta facendo grazie anche al suo goleador Alessandro Aloia, nato e cresciuto nell’Olbia calcio, ed al suo capitano Simone Pinna, proprio quello che ha segnato il gol della nostra sconfitta e che, ad Olbia ha permeato la sua crescita umana e calcistica. Ed è anche per questo rispetto della sua storia che, da uomo e da sportivo leale, ha evitato di esultare dopo il gol.
Perché, carissimo mister Livieri, così fanno gli Sportivi e gli Uomini Veri.
Da sportivo, anche io la saluto con rispetto,
Tore Zappadu.


