Pari Equo tra
chi ha ricostruito il suo presente
e chi sopravvive di stenti
tra le BRUTTE OMBRE del passato
OLBIA-ISCHIA 1-1
Olbia (3-5-2): Viscovo; Modesti, Buschiazzo, M.Perrone; Moretti, Staffa, Lobrano (57’ Deiana Testoni), Biancu, Petrone; Ragatzu, Saggia. A disp.: S.Perrone, Islam, Cabrera, Marrazzo, Mameli, Cassitta, S.Mollo. All. Giancarlo Favarin
Ischia (4-3-3): Mariani; Fontanelli, Chiarello, Aijo, Buono; Di Lauro, Sidibe (64’ Aniceto), Gille; Boiano (87’ Lonigro); Manfrellotti, Kone; A disp.: Tanas, Bossa, Faella, M.Mollo, De Filippis, Pipolo, Kaziewicz. All.: Simone Corino.
Arbitro: Matteo Bevere di Chivasso.
Reti: 14’ Biancu; 75’ Aniceto
Note: angoli 3-5; amm. Biancu, Moretti, Buschiazzo (diffidato salta la prossima con Cassino), Saggia, Sidibe, Aijo. Rec.: +2’+3’. Spettatori 600 circa, di cui una quarantina nella tribuna ospiti.
«Se stai attraversando l’inferno, continua comunque ad andare avanti».
L’Olbia di Favarin lo sta facendo con grandissima dignità e questa partita è stata lo specchio fedele di questo cammino senza sosta, fatto di tanti perché senza risposta, condito da troppe fughe e punto ingressi.
Un altro piccolo, ma più che significativo punto conquistato.
L’Ischia vista al Nespoli è la controfigura della squadra di inizio stagione. Il repulisti, dopo le prime due sconfitte a Cassino ed in casa con Budoni, sia in panchina con Simone Corino che subentra ad Alessio Martino, sia gli “innesti settembrini” di Fontanelli, Lonigro, Sidibe, Manfrellotti e Kone hanno cambiato i connotati della squadra e delle sue aspettative.
Il punto di Olbia è più che meritato e, buon per noi che, con tutte le magagne societarie sul groppone, siamo riusciti a conquistare il pari con una rosa di uomini e ragazzi in condizioni di permanente stato depressivo, in stile Mediceo del “Doman non c’è certezza”.
Pareggio sofferto mah, se con un po’ di attenzione, su palla ferma da corner avessimo pensato bene di marcare la “testolina” troppo isolata di Aniceto… sarebbe andata persino meglio.
Sta di fatto che, anche come cronisti, c’è sempre tanta angoscia nel raccontare le gesta dei nostri “sopravvissuti” che, a dispetto dei diavoli e dei santi, continuano ad onorare sempre ed ovunque la nostra Maglia.
Proprio con questa Maglia, Robertino Biancu, venticinquenne turritano, ma olbiese per “adozione sportiva” in questa gara ha segnato la sua 18ª rete e raggiunto le 233 presenze, attestandosi all’ ottavo posto nella “Classifica degli Alfieri All Time”, appena dietro il “Capitano” Ernesto Truddaiu, con 238 ticket complessivi.
Le sue 18 marcature lo assestano in solitudine al 30° posto tra i realizzatori di tutti i tempi, preceduto da Angelo Cerasani a 19 reti e da un pokerissimo a quota 21 gol composto da “un quintetto storico” che abbraccia tutte le epoche: Nedo Bernardi, Paolino Careddu, Tonino” “Gasparina” Degortes, Gianni Muresu, Nunzio Falco.
A guidarla questa Teoria Lunga di gol segnati (ad oggi complessivamente 2.985 in 83 campionati) il Re incontrastato dei giorni nostri, Daniele Ragatzu con 97 gol realizzati nelle 261 gare di campionato, 7 stagione in serie C e due negli ultimi “spezzoni recenti” di serie D.
Novantasette segnature per il nostro capitano, una di più del sempiterno Gianluca Siazzu arrivato a 96 nelle 6 stagioni in maglia bianca (Due in C2, Due in D e Due in Eccellenza) che, comunque, di gare ne ha disputate, un centinaio in meno, 165 il suo totale.
Chiedo venia se ho pensato di cementare le prestazioni dell’oggi con la storia di SEMPRE, per evitare che qualcuno possa credere davvero che gettando nel macero della dissoluzione tutto ciò che Favarin ed i suoi ragazzi stanno provando a materializzare partita dopo partita, si rifletta solo con il fallimento di una piccola società sportiva senza padri, radici e tradizione.
Con tutto il niente che gira intorno ai “Latitanti della SwissFlop”, diventa maledettamente insufficiente e sconfortante ricordarne il valore e la capacità di resilienza che ognuno di questi atleti professionisti, nell’animo e nei comportamenti, mette dentro e fuori del campo per mantenere viva una flebile fiammella di speranza che, ogni giorno che passa, rischia di diventare futile illusione.
Sta di fatto che domenica scorsa ad assistere alla vittoria degli Ischitani sul Monastir c’erano più di mille spettatori, al Nespoli i “troppo soliti” 600 biancolbiesi.
Forse il problema odierno non è la difficoltà del “racconto”, ma il fatto che ci sia davvero così poco da raccontare.
GRAZIE RAGATZI
per come ONORATE la Nostra Storia, scrivendone comunque vada a finire un altro meraviglioso capitolo della saga sportiva dello… Scudetto con 4 mori su Tessuto Bianco…: Il 15/10/1939 a Terranova, finalmente ridiventata Olbia, arriva lo Stabia e “per l’occasione vennero cuciti dalle tifosine degli scudetti speciali (4 Mori) sulle maglie bianche”. Arrivarono tifosi anche da Calangianus e Tempio, “40” da Berchidda che chiariscono subito il concetto della loro presenza al cronista di allora : “Oggi il Terranova è anche la nostra squadra”.
Quella partita la vincemmo per 1-0 con rete di Francesco Picciaredda, olbiese purosangue e da allora, credetemi, come recita il Canto Dei Sardi contro i Feudatari:
Cando si Tenet su Bentu/
est prezisu Bentulare…
NON MOLLATE, qualsiasi cosa accada, Voi Vincerete la Vostra e la Nostra Partita.
Tore Zappadu


