Ma quali e quanti sono i “proprietari (PADRONI)” di questa strampalata “Olbia Calcio 1905 srl” e soprattutto quanti lo sono nella realtà dei fatti e del diritto?
Perchè invece sono così numerosi ed assatanati, quelli che, ad ogni timido squillo di campanello di potenziale “interessato” per l’acquisizione del Titolo, accorrono al capezzale “morente biancolbiese” che, nonostante i suoi 120 anni di storia, sembra essere così appetibile solo per i “Tanti Creditori” interni ed esterni alla Srl che, pur di non perdere un euro, non rinunciano ad un morso del “bottino” per la loro incommensurabile ingordigia.
La farsa in stile “Defilippiano” si è avviluppata sin dalla cessione (?) alla SwissPro, da parte della terna “Marino-Tartara-Bazzu”. Da subito ci viene raccontato di una acquisizione sottoscritta su “carte false”, sia nel valore del titolo sia nell’ammontare del debito.
Gli “svizzeri” comprano alla cieca (così dimostrano), non si sa bene con quali soldi, ma da subito mettono in mostra la loro “incompetenza-impotenza” nella gestione amministrativa (stipendi non pagati, creditori non saldati) unita ad una montagna di cazzate su progetti faraonici di sviluppo “immobiliare” e puttanate su orizzonti sportivi di serie B, Accademy giovanili, squadre femminili competitive prima ancora di essere nate.
Nel bailamme di una gestione che, in quel loro primo anno di gestione, vedeva l’Olbia in piena zona playoff, all’atto della passaggio di “consegne”, finire come una “pera cotta” in serie D, sulla scena compare e scompare l’unico “reale fornitore di euro sonanti” il magnate Turco Murat Yilmaz.
Ed è proprio con Lui che, chiunque provi a “bussare” al Geovillage per un potenziale acquisto, deve fare i conti.
Alla fine di un tragitto ispido ed intricato come le Montagne Russe (quelle vere) si intravvede uno spiraglio in stile Deamicisiano di grandissimo significato, con la “nascita” del Comitato di Sostegno all’Olbia a guida “Giovanni Degortes, Salvatore Campus, Emiliano, Checco e tanti altri “volenterosi”, l’Olbia all’ultimo minuto riesce a “pagare” le quote di iscrizione alla Serie D e, a proporsi con passione e capacità per il “Rifiorimento” di una tradizione che non ha alcuna intenzione di tirare le cuoia.
E come dimenticare la “gestione tecnica”, che con un “raffazzonato” precampionato con tempi ridottissimi e ansia da “sopravvivenza”, nell’agone agonistico questi “eroi” guidati da un vero signore della panchina e tanti eccellenti collaboratori, ricompongono un puzzle che li attesta dopo 9 giornate al 5° posto ex-aequo, in piena zona playoff, persino 2 punti avanti al Latte Dolce, protagonista della nostra disfatta peggiore delle storia, in una giornata in cui il termometro della depressione deprimente era anch’essa al massimo della sua potenza distruttiva.
Da quel stramaledetto “meriggio”, due vittorie ed un pareggio, 7 gol fatti e 4 subiti, tanto cuore unito ad un esaltante attaccamento ai colori.
Già i colori, anzi il Colore Unico e intramontabile Biancolbiese così importante per questi Ragazzi che finora stanno giocando persino senza avere la “giusta mercede” per le loro prestazioni professionali, accompagnati nei disagi da tecnici, amministrativi e quant’altri servano una causa ultra centenaria.
E mentre, solo poche ore fa, sembrava tutto fatto per la Seria e più che Credibile soluzione Pistilli, eccoli lì ancora loro, i “felini” pronti ad assalire la diligenza, rivendicando tutto e il contrario di tutto, sputando sul simbolo dei Quattromori e della Trireme romana che, in carenza di acquisizioni che prescindano dal soddisfare gli appetiti dei bramosi creditori o presunti tali, rischia davvero di scomparire dalla scena sportiva.
Noi speriamo ardentemente che questo non accada.
Ma se proprio dovesse accadere, è certo che, così come ai tempi della scomparsa del grandissimo patron Rusconi, i Biancolbiesi coraggiosi ed indomiti riusciranno a ricostruirsi dalle ceneri… ed i mordaci ed ingordi, incontenibili creditori-speculatori, saranno miseramente sconfitti:
TUTTI, dal magnate ai soci di minoranza, tutti con il cerino in mano e senza alcuna candela da accendere.
Siami Sani,
LOLBIA RIFIORIRA’
SEMPRE E COMUNQUE,
Tore Zappadu