Quinti Playout della nostra lunga storia  e Quinta Retrocessione evitata. Ma se nelle prime due occasioni, a salvarci più che il campo, fu il ripescaggio della Federazione e nelle altre due l’indiscussa superiorità rispetto ai nostri avversari di allora (Lodigiani e Jesolo), stavolta c’è voluta una vera impresa sportiva che rimarrà segnata indelebilmente nella pietra angolare della Nostra Storia Calcistica.
Un miracolo, hanno decretato in molti, ma i miracoli fatti da uomini sono e restano pur sempre atti eroici di un valore sportivo inestimabile.
Ma ogni bene, ogni valore ha diritto ad essere …”stimato”.

Ecco quindi il nostro giudizio sugli eroi Bianchi di Gorgonzola:
MISTER OSCAR BREVI: Non ha sbagliato quasi niente in questi playout, e gli va dato molto merito per come ha condotto i suoi ragazzi nella seconda sfida, quando tutto sembrava impossibile. In 9 contro 11 non sono molti gli allenatori che avrebbero inserito una punta per un centrocampista; azzeccatissima la scelta finale di Alessio Miceli  dopo l’espulsione di Giandonato, il ragazzo in quei 30’ finali ha sostituito egregiamente il “padrone” del nostro centrocampo.
SIMONE ARESTI: è tornato ad essere la insuperabile “Barriera Tabarchina” di sempre, il grande Simone di Calasetta che stavolta, oltre a parare l’impossibile, ha preso lo scettro del comando persino in curioso e costante contradditorio con il suo mister… quando ad ogni azione dei suoi compagni andava proditoriamente a superare la metà campo, per partecipare all’azione, ed il mister puntualmente lo ricacciava indietro.
ANTONIO CANDELA: molto più sfortunata la sua prestazione rispetto ai fasti della gara di andata, quel brutto errore su Solerio è costato caro a lui ed ai suoi compagni, ma nel complesso, fino a che è stato in campo, non ha più avuto sbavature, rinunciando comunque alle sue sgroppate sulla destra, fondamentalmente questo suo fondamentale l’ha messo in scena solo al 37’ quando su un suo cross, dopo una deviazione di un difensore, RobertONE ha lo spazio per una volee che potrebbe entrare in rete se non fosse stata murata da Teso. Ad una ventina di minuti dalla fine lo sostituisce DAVIDE ZUGARO che, ovviamente, deve badare a difendere la fascia ed evitare rischi inutili, e lo fa benissimo, anche lui un altro 2000 della grande cucciolata bianca, mette in cascina una nuova presenza che comunque è la più importante di Tutta la Stagione.
LUCA LA ROSA: dopo la partitissima di sabato, appare meno tonico e scattante, il suo mestiere e la sua indubbia classe gli permettono di essere il solito muro difensivo anche se, come per Candela, è costretto a rinunciare alle sue solite sortite. Comunque utilissimo nell’impedire qualsiasi tentativo di raddoppio dagli avversari. Decisivo in alcuni interventi “limite”.
FRANCESCO PISANO: ha corso, ha corso, ha corso e non ha mai tirato il fiato e il freno… alla sua età ed al pedigree ha saputo aggiungere questa perla di una gara che anche lui, nonostante i tanti e splendidi palcoscenici di maggior prestigio, non dimenticherà per tutta la vita.
SIMONE GOZZI: inutile nascondere che lui con il suo compagno omonimo ed il “quinto moro RobertONE” siano stati i trascinatori di questa impresa calcistica che rimarrà per tutti noi e, soprattutto per tutti i protagonisti, un delle più stupende pagine di gloria sportiva. Bravo, Bravo, Bravo.
GIORGIO ALTARE: Stupendo per attenzione, tempismo, corsa, resistenza e precisione nei disimpegni. Nelle due sfide “suicide” non ha davvero sbagliato niente ed a farne le spese, sono stati attaccanti del calibro di Manconi e Perna. È stata la copia gemella di Gozzi, ed il fratellino minore di La Rosa, assieme hanno saputo murare qualsiasi velleità degli avversari e sostenere le speranze di passare il guado fino al fatidico minuto 91’,42’’ quando …Tutto si compie.
MANUEL GIANDONATO: nei due incontri gli hanno fischiato solo un fallo, quello del rosso di ieri sera, e l’ha pagato molto caro. Nel film di questa “gara fatale”, probabilmente il regista di questi meraviglioso spettacolo (il destino?) lo ha voluto far uscir di scena forse per consentire ad altri, molto più sfortunati di lui, di partecipare alla recita di quel “miracolo” che si andava a completare passo dopo passo. Il principale artefice del nostro risorgimento calcistico in questa tremenda stagione, con la sua espulsione, indirettamente lasciava il suo legittimo posto di comando ad un ALESSIO MICELI che nella sfortuna e tra gli infortuni ha “accantonato” per troppo tempo il suo immenso talento, senza mai riuscire a poterlo mettere a frutto. Anche il giovane Alessio ha tanto merito e la giusta riconoscenza per questa collettiva grandissima impresa.
NUNZIO LELLA: motorino perpetuo, il Murgiano della Steppa, anche in questa seconda puntata della roulette russa dei playout, ci ha messo tutto il corpo e tutta l’anima. Nella sua fascia non passava un filo di vento, la sua corsa era sempre vincente, quantomeno nel lungo tratto, il suo piede sempre sul pallone. Ma stavolta qualche fallo di troppo e l’eccesso di “verbosità” nei confronti dell’arbitro lo hanno penalizzato e fatto uscire dal campo prima del tempo, spedendo tutti noi al girone dei dannati e dei senza speranza. Ma era solo una parte dello spettacolo messo in piedi da quel regista (il destino?) che poi ci ha fatto capire come sia bello e splendenti il paradiso del pianeta Calcio.
ANDREA VALLOCCHIA: ha pagato a caro prezzo lo strapotere della gara di andata, perché su di lui Albè ha predisposto un controllo “poliziesco” di primordine che, di fatto gli ha impedito di rendere com’è nella sue grandi potenzialità. Merito di Brevi è di sicuro quello di aver rispolverato il talento reatino proprio nel momento decisivo della stagione.
ANDREA COCCO: con il carattere e la volontà ha saputo supplire ai problemi fisici che, un fisico possente come il suo, ha dovuto patire per una sosta forzata e che ne ha interrotto le prestazioni proprio nel suo miglior momento di forma. Ma in queste due gare c’è stato sempre con la consueta caparbietà e con la potenziale pericolosità che ha lasciato in eterna pressione la difesa avversaria.
NICHOLAS PENNINGTON: ancora nelle orecchie quel suo sbraitare verso il compagno Miceli per quel passaggio dall’angolo che poi sui ha trasformato in quella splendida palombella a rientrare che ha trovato magicamente la fronte di RobertONE per regalarci il più grande “orgasmo” calcistico degli ultimi 20 anni. Nicolas è anche altro, ben altro. E di sicuro non c’è Olbia del futuro senza il nostro Cangurino Bianco.
GIACOMO PARIGI: Probabilmente il suo ingresso ci avrebbe comodo anche ad Olbia, per risparmiare Cocco e soprattutto per dare una nuova occasione ad un ragazzo che, nonostante le presenza ingombrante di due “marcantoni” come Ogunseye e Cocco, quando è stato chiamato in causa ha sempre fatto per intero il suo dovere. Coraggioso e Bravo ad inserirlo quando siamo rimasti in 9, molto bravo lui  a tenere costantemente in apprensione la difesa avversaria. Un pezzo del miracolo gli appartiene di diritto.
ROBERTO BIANCU: Non ha avuto modo di incidere come in altre occasione; ha sentito troppo la tensione ed ha proseguito a protestare anche dopo l’uscita di Lella. Anche nel suo caso bravo Brevi a capire il momento e sostituirlo con Parigi. Il suo apporto e la sua classe non si discutono, ma deve essere lui il primo a crederci. Il futuro è tutto suo, ha compiuto 20 anni a gennaio, ed ha già al suo attivo 80 gare e 7 gol, in tre stagioni di serie C.

ridere, ridere, ridere ancora… ora la guerra paura non fa…

ROBERTONE OGUNSEYE: quel regista di cui ho sempre parlato in queste cronache ci ha regalato il più bello ed entusiasmante dei finali. Un finale da Oscar per un autentica colonna portante della nostra storia calcistica. Comunque vada il suo futuro (che gli auguriamo splendido quanto merita) RobertONE ha legato per sempre il suo nome alla nostra secolare storia. Basti pensare che, tenendo conto solo dei campionati di serie C, non considerando quindi quelli della C2, lui è il secondo marcatore di sempre con 26 gol in 90 partite in 4 stagioni. Meglio di lui solo Pelé Marongiu che, in serie C, ha messo in rete 34 palloni in 227 partite e 7 stagioni. Ventisei gol di cui l’ultimo leggendario ed indimenticabile, anche per un ragazzo spensierato e allegro come il “quintomoro” bianco che in questi anni ha onorato come pochi altri la maglia e la storia della Nostra OLBIABELLA…. Augurissimi Ragazzo per il tuo futuro, e ricordati che Olbia è Casa Tua. Grazie di tutto, amico per sempre.