Regalateci un’altra Emozione

Da quando sono stati istituiti nel calcio italico, nel lontano 1992, non siamo mai stati, fortunatamente, dei “fanatici” frequentatori dei playout.
E quando ci è toccato “giocarli” lo abbiamo fatto del tutto normalmente, alla fine di un campionato regolare, in cui meriti e demeriti di ogni squadra li decideva il campo.
Quella che ci apprestiamo a vivere da sabato 27 è, invece, una sfida decisa, gestita e progettata a tavolino per falsare le regole eterne del calcio. Quelle decise nel rettangolo di gioco. Inutile girarci attorno, comunque vada che tocchi a noi o alla Giana è assolutamente scandaloso. Non solo perché entrambe le due squadre, al momento dell’interruzione erano in forma strepitosa, ma anche perché, se ci pensate bene, in questa stramaledetta stagione pandemica, tutte, e sottolineo Tutte le attività umane e sociali si sono interrotte senza se e senza ma. A parte quelle sanitarie ed essenziali per la sussistenza in vita. Nella scuola nessun bocciato, nel lavoro nessun licenziato, nella società nessuno, ma proprio nessun che debba perdere niente…quantomeno delle intenzioni… così tutto fermo, tutto chiuso e cristallizzato al momento del Lockdown.

Il casino del calcio (e solo nel calcio) è cominciato nella “ripartenza”. Invece di decidere di chiudere senza vinti né vincitori la stagione o, in alternativa, di consentire di continuare la stessa stagione a  porte chiuse e con un calendario stressante quanto volete, ma fondamentalmente completabile entro metà agosto, si è pensato al peggiore fra tutti i pateracchi.
Chi è primo sale, chi è ultimo scende… ovviamente al momento della “fermata”.
Pensate se una cosa simile fosse stata fatta nelle migliaia di classi delle migliaia di scuole, quante vittime per una o più interrogazioni andate a male, per una brutta nota in pagella, o persino per mancanza di giudizio per via di troppe assenze magari causata da una lunga influenza. Migliaia di bocciati, strade intasate dalle manifestazioni di protesta e tribunali affogati dalle cause di risarcimento per danni morali ed economici sopportati dagli interessati  e le loro famiglie.
Comunque a noi adesso tocca dare un senso a una cosa così assurda, facendo finta che questi siano playout veri e propri.
E quindi proviamo a ricordare come ci siamo comportati nelle precedenti occasioni.

L’Olbia i playout li gioca in quattro stagioni, tutte in serie C.
Per due volte, nel ’94-’95 contro il Pavia e nel ’96-’97 contro l’Ospitaletto; e pur perdendo la sfida, nel doppio confronto,  per differenza reti (entrambe per un gol subito in più)… non retrocedemmo, in quanto ripescati nel “bussolotto” buono dell’urna di quella inesauribile rappresentazione di fine stagione quando la Lega conta e sostituisce i “defunti” (come società) per strada per completare gli organici.

Le altre due occasioni in questa roulette russa, sono entrambe nel nuovo millennio.
La prima con Lodigiani nel nostro primo torneo della C2 del nuovo millennio, 2002-2003, ci salvammo noi ….perdendo all’andata al Flaminio di Roma per 2-1, vincendo in casa per 3-0, di Manunza, Giglio e Milia i gol della eterna riconoscenza. Giusto per intenderci, in quella stagione sfortunata giocammo nel girone C, quello sempre indigesto per le nostre budella, e con la consolidata pratica del “completamento organici”, sia la Lodigiani, sia il Gela che aveva perso l’altra sfida playout con Tivoli, furono ripescate.
Infine l’ultima nostra visita in purgatorio.

correva l’anno 2006, la stagione 2005-2006 quella a cavallo tra il primo e l’inizio del secondo centenario. Incontrammo il città di Jesolo che aveva chiuso la stagione al quintultimo posto davanti a noi, bloccati al penultimo, con ben 8 punti di differenza in classifica. Quelle due gare, vennero vissute, nel clima ed all’insegna delle belle e grandi celebrazioni del nostro centenario.
Società, tifosi, mister Bagatti e giocatori arrivarono con la tensione e grinta necessarie per superare la difficilissima prova. Eppure proprio la prima sfida al Nespoli fu quasi un calvario. Per 70 minuti non battemmo chiodo, o quasi. Nonostante gli ospiti ad inizio ripresa fossero rimasti in dieci, da un calcio d’angolo (guarda un po’ che combinazione) noi al 65’ prendiamo un gol evitabilissimo. Il gelo ed i cattivi presentimenti vengono spenti dal furore agonistico di due giovanotti romani, laziali sfegatati da sempre, che vestono la nostra maglia. Il primo si chiama Pietro e di cognome Varriale. Con noi giocherà due stagioni (50 gare 3 gol) ha un sinistro balistico, ed ogni tanto, soprattutto quando la distanza e il suo sodale (nonché laziale) Alessandro Volpe glielo consentono, calcia delle bordate su piazzati che fanno paura. Talvolta segna anche, in quella stagione aveva bucato la porta di Grillo della Valenzana per consegnarci con quel gol una importante vittoria. Insomma in quell’andata con Jesolo, 7 minuti dopo lo svantaggio della disperazione, il missile del nostro potente mancino buca la rete, blocca impietrito Furlan estremo difensore avversario, e rilancia le nostre speranze che, 5 minuti dopo, il suo gemello Alessandro consoliderà in un vantaggio, seppur con il minimo scarto, per la gara di ritorno. Utile ricordare che in entrambe le occasioni dei nostri gol, protagonista assoluto risultò Simone Marini che, prima si procurò il fallo per la punizione di Varriale, e poi involandosi sulla sinistra servi un assist così perfetto che Volpe riuscì a insaccarlo persino con il suo piede falso (il destro) che in quell’occasione fece sobbalzare tutti i tifosi. Al ritorno, davanti a 6 dozzine di supporter bianchi, l’Armando Picchi di Città di Jesolo, parlava sardo.
Eravamo abbastanza sereni, e ancor più fiduciosi di farcela. In quella sfida i nostri eroi di prima pagina furono almeno 3, Marco Manis, in porta il solito Marini sulle fasce, e Simone Cirina. Ma anche qui c’entra eccome ancora Volpe che, oltre al centenario vuole festeggiare anche il suo matrimonio (celebrato fra l’andata e ritorno, con testimone, ovviamente, Varriale) tra il 12’ ed il 13’ va sull’angolo a servire un cross al bacio per Cirina che spara come meglio non si può, un difensore respinge e lui ci riprova più forte e ancor meglio di prima, e così ci porta a due gol di vantaggio e a tanta tranquillità per il futuro. Una tranquillità che, forte del carattere di una squadra solida e unita, non viene scalfita neppure dal loro gol del pareggio ad un quarto d’ora dalla fine.

Il mio amico e collega giornalista Antonello Secchi quella gara, cui assistemmo assieme, la commentò così nel suo pezzo sulla Nuova di allora: «JESOLO-L’Olbia resta in C2. E festeggia con un’emozione da ricordare i primi 100 anni. Roba da cuori forti, come si dice in questi casi. Perché dal 33′ al 50′ del secondo tempo, allo stadio Picchi bisognava avere nervi saldi o un cardiologo al seguito. L’Olbia, che vinceva dal 12′ del primo tempo, grazie a un gran gol di Cirina, ha subito il pareggio di Bisso. Un altro gol, con il pubblico in fiamme e lo Jesolo scatenato, e sarebbe stata la fine. Ma i ragazzi di Sergio Bagatti non hanno mollato. Cent’anni di storia calcistica non si buttano cosi….. L’Olbia resta in C2. Cent’anni di felicità!»

Ragazzi, quest’anno Siamo Impegnati Tutti a Festeggiare i nostri primi 115 ANNI…

regalateci anche Voi un’EMOZIONE DA RICORDARE.