La prima volta, lo “incontrai” per caso….


senza rendermene conto.  Per questo, me lo ricordo, come fosse oggi, quando collezionando il mio secondo album della Panini (‘61-‘62), scoprii il suo volto magnetico, l’effige di un olbiese che giocava in serie A. Quel sorriso, quei capelli ricci, e quegli occhi dall’intenso colore “quattro mori”; e quella scritta, sotto la sua figura: Gustavo Giagnoni, Mezzala D. nato ad Olbia (Sassari) il 23 marzo 1933: furono una folgorazione. 
Da allora, io e Gustavo non ci siamo più lasciati.
Lo intervistavo (allora scrivevo per lo Stadio di Bologna) in diverse occasioni, soprattutto ogni estate che rientrava ad Olbia, ed ogni volta che aveva la stupenda consuetudine di dirottare le sue “grandi squadre” ad Olbia, nella settimana prima dello “scontro” col Cagliari. Assaporavo ogni sua parola ed ogni suo aneddoto, come quando mi raccontava del “muretto” su cui faceva allenare, in disparte, Pulici e Graziani per migliorarne la “confidenza” con la palla, o quando mi parlò “dell’affetto” con cui continuava a consolare l’amico di sempre, Stangalunga, in occasione della “disfatta” con il Foggia nel ‘53. Lui, assieme al grandissimo Piero, suo fratello minore, sono stati la mia stella polare nella comprensione dei “misteri”e dei “piaceri” che esaltano la passione calcistica.
Accade, molto più spesso di quanto non lo si voglia, che i miti giovanili, evaporino con l’incedere dell’età. Con Gustavo, questo non accadde mai, forse perché ho avuto in sorte anche  la fortuna di fare qualche traversata nel Tirreno per conoscerlo meglio. Apprezzare la cordialità della gentilissima signora Fatima, il suo amore per i suoi due figli, la famiglia, una grande uomo che, pur avendo preso il volo per importanti successi professionali, non aveva rinunciato ad alcun granello della sua identità, perché profondamente e appassionatamente avvinghiato alle sue radici.
E, capita anche, che quando il “mito” diventa “familiare” e fraternamente complice delle tue passioni, scopri che non sei più capace di metter in conto l’abbandono, l’addio che la sorte umana riserva, ineluttabilmente, a ciascuno di noi.
È successo con Piero, succede oggi con Gustavo che, assieme al cammino terreno costellato di tanti sorrisi e tanti successi, ha chiuso i conti anche con il dolore e lo strazio che, negli ultimi tempi, hanno angustiato lui ed i suoi cari.
Ciao Gustavo, Olbia tutta, la TUA OLBIA BELLA ti saluta restituendoti nel dolore per la tua partenza, anche tutto l’Amore e la Riconoscenza che nella Tua esistenza hai saputo regalarci con il tuo Carisma, il tuo Cuore, la tua Anima.
Tore Zappadu