Olbia-Arezzo 0-0

Olbia: Marson; Pinna, Bellodi, Iotti, Cotali; Biancu (57’ Muroni), Vallocchia, Pennington (57’ Calamai); Senesi; Ragatzu, Ceter. A disp.: Crosta, Van der Want; Vergara, Pitzalis, Cusumano, Pisano, Tetteh, Martiniello, Ogunseye. All.: Filippi.
Arezzo: Pelagotti; Luciani, Pelagatti, Pinto, Sala; Foglia, Buglio, Serrotti; Belloni (82’ Salifu); Brunori, Persano (70’ Zini). A disp.: Melgrati, Zappella, Varutti, Mosti, Basit, Danese, Bruschi, Keqi,Tassi, Borghini. All.: Dal Canto.
Arbitro: Luciani di Roma
Note: corner 6-4 per Olbia; amm. Ragatzu; rec. 0’e 3’. Spettatori 903 di cui 48 ospiti. La partita è cominciata con 33’ di ritardo per la messa a norma delle porte del rettangolo di gioco che, evidentemente, non risultavano essere dell’altezza regolamentare.

Si sta come d’autunno sugli alberi, le foglie

Così questo nuovo scontro (il tredicesimo della storia), tra amaranto e terranoesi di bianco vestiti, è parso nascere, svilupparsi e morire stancamente, senza grandi sbalzi d’umore, insomma senza alcun… colpo ferire. E la storia del calcio dice che, spesso, va anche bene che, queste gare finiscano senza arte né parte. Certo, al confronto, la scoppiettante saga di Pontedera con Carrarese, è e rimane ben altra storia. Ma, com’é ovvio, quelle sono e resteranno “piaceri” unici e irripetibili.
Cionondimeno, dopo quegli splendidi fuochi d’artificio, come riuscire a raccontare, con un qualche interesse, questa soleggiata garetta di pieno autunno, davvero scarna di ritmi, spunti e occasioni degni si menzione. Ed allora, fermiamoci a prendere quel che, comunque, questi sonnolenti 93’ ci hanno portato di buono. A cominciare, dal fatto che, contro un buon Arezzo, non è da buttare neppure uno 0-0 che, a ben vedere, in qualche modo, sta più stretto a noi che a loro.

Pelagotti in porta, e Pelagatti al centro hanno avuto il loro bel daffare, contro alcune fiammate del duo Ragatzu e Ceter tanto che, per la parte avversaria, entrambi, con l’aggiunta di Luciani sulla fascia destra, si sono guidati più di tutti il merito della pagnotta settimanale e di questo prezioso pareggio.

Noi, sulla sponda opposta, abbiamo stentato molto più nel primo tempo (soprattutto a centrocampo), per una palese moria di idee del nostro trio di good-goys (Biancu, Pennintong e Senesi) che, oltre a sbagliare più del dovuto, hanno sofferto fisicità e ritmo dello speculare reparto mediano dei Toscani. Bene ha fatto Filippi con i due cambi ad inizio ripresa che, di fatto, hanno restituito al mittente, con un qualche interesse (splendida la staffilata di Ragatzu al 54’), le ambasce e le preoccupazioni per una potenziale capitolazione nelle fasi finali della gara.

La verità di questa gara è che ha prevalso più la paura di perderla che la voglia di vincerla.

Noi, comunque, siamo sulla strada giusta per resettare le nostre convinzioni e garantirci una fisionomia di squadra, comunque quadrata e dura da battere.

È vero che è la seconda volta, su 8 giornate, che non prendiamo gol; ma è innegabile che è la quarta volta che Non ne segniamo neppure uno. E con quel potenziale lì davanti, questa astinenza non è cosa da poco. Il cammino della stagione pallonara è ancora lungo e, oggettivamente, abbiamo tutto il tempo per riprendere anche la sfacciataggine sbarazzina che ci può consentire di arrivare positivamente nella porta avversaria in tanti modi differenti e con soluzioni sempre più appropriate.

Con Arezzo, speriamo, sia stata solo una pausa autunnale.

Questa, incasinatissima stagione, una cosa l’ha detta con chiarezza: non ci sono squadre schiacciasassi e tutte meritano rispetto. In attesa di venir a capo (con la conclusione di tutti i gradi di giudizio della magistratura) della composizione definitiva di tutte le avversarie, proviamo a sbizzarrirci affrontando quelle che ci vengono assegnate, con la grinta vincente.

Ragazzi, potete farlo, basta ragionare con la testa rivolta alla primavera, perché non solo avete l’età giusta per farlo, ma anche la classe e la forza per realizzare quel che meritate.

Nel vostro albero, le stagioni sono sempre verdi, e le foglie hanno tutto il diritto di “starci” non caduche e smorte, ma vive e vegete, sorridenti, vispe e birbanti quanto serve per guardare solo in alto, nel vosttro cielo, per ricordarsi che la vertigine non è paura di cadere ma voglia di VOLARE.

Ad Majora Ragazzi, nunc et semper OléOlbiaOlé,

Simprie.