Se n’è andato un altro pezzo de “S’Istoria Nostra”.
Ci ha lasciato anche Renzo Uzzecchini, mitico giocatore degli anni sessanta e allenatore di vaglia negli anni settanta.
La notizia della sua scomparsa a 87 anni, ha colpito, a vario titolo, tutto il mondo del calcio.
Da Giocatore, da Allenatore di prime squadre e di giovanili, oltreché come Docente a Coverciano nei corsi per allenatori del settore tecnico per il conseguimento del diploma B Uefa, ha lasciato in tutti quelli che hanno avuto modo di conoscerlo il segno tangibile della sua professionalità e, ancor di più, della sua squisita signorilità.
Gustavo Giagnoni, suo compagno di tante battaglie con la maglia del Mantova, suo primo allenatore, con Enzo Vice, nel Mantova del 1970, lo convince, a metà degli anni settanta, ad accettare l’opportunità della panchina Bianca.
Ad Olbia, l’ultima squadra da lui allenata tra il 1976 e il dicembre del 1977, fu subito Amore.
E per tutti, quella stagione felice e senza patemi (10° posto in una C2 piena di squadroni e di blasoni importanti, Bagatti 11 gol, 36 gol subiti 4° miglior risultato nei 17 campionati di C) fu suggellata dal primo grande allenatore coi… baffi.
Come quelle antiche pubblicità della Birra che, nella peluria sotto il naso, individuavano la classe di chi se ne intende; così anche per UZZE questo “vezzo” contrassegnò quella bella stagione in cui la sua Olbia, oltre a disputare un campionato di tutto rispetto, diede sostanza, cuore e prestigio ad una compagine fatta di tanti bravi giocatori, alcuni esperti, tanti giovani esordienti e sopra ogni altra cosa tanta, tanta olbiesità (Petta, Caocci R., Marongiu, Giagnoni P., Bagatti, i due Costaggiu, Carboni, Ferrante, Ogno, Zoroddu, Piga).
Sulla Tribuna di Levante, molti di noi ricordano ancora, la signora Uzzecchini cantare e incoraggiare i Bianchi con i nostri inesauribili OlèOlbiaOlè.
Io ho perso un amico– ci dice Pinuccio Pettaperché il mister prima ancora che un bravo allenatore era davvero un uomo speciale, sapeva di calcio, ma curava tanto l’aspetto umano. Ricordo ancora le nostre scarpinate alla ricerca di funghi, di cui il mister era davvero goloso e grande intenditore.
E non è solo Pinuccio Pingai a rimpiangere la sua scomparsa, visto che Franco Marongiu racconta di una grandissima intesa del mister con la squadra e con ogni singolo componente della rosa.
Dialogava con tutti e sapeva anche chieder consigliodice Pelèci sentivamo davvero uniti per lo stesso intento, e non fu un caso se in quel campionato perdemmo una sola partita al Nespoli, dove grazie alla compattezza del gruppo eravamo davvero granitici, il nostro motto era “qui non si passa” e, in qualche modo, fummo di parola.
Tra la decina di giovani, soprattutto olbiesi, fatti esordire dal mister ligure, quello più “fertile” fu quello di Ernesto Truddaiu (239 gare-11 gol) che, il 6 febbraio 1977 giocò i suoi primi 90’ della sua lunga, bianca e onorata carriera calcistica: “Sono nato il 3 di gennaio ed allora, in quell’indimenticabile giornata, avevo appena compiuto i 17 anni, vincemmo con grande merito per 3-0 col Parma, ma soprattutto io, grazie al mister realizzai il sogno accarezzato sin dalla mia infanzia. Lui era bravissimo come allenatore e, ancora di più, come motivatore. A quei tempi noi giovani, non entravano di diritto negli spogliatoi dei grandi, lui ruppe questa usanza e ci consentì di vivere e respirare l’aria della prima squadra, con un piccolo avvertimento: «prima di entrare si bussa, non solo per rispetto, ma soprattutto per educazione». Non l’ho mai dimenticato tantomeno lo farò ora che non c’è più.
Il Mister col Baffo, di sicuro senza volerlo, diventò anche un modello per tanti “senatori” della Olbiabella.
Da allora, questa fantastica posa dei “5 Morolbiesi” a Braccia conserte e Baffi (almeno in 4) …provocanti, pronti a sfidare il mondo, è il simbolo indelebile di chi costruendo la “ nostra storia sportiva” l’ha fatto con la classe e l’ingegno che, un “docente” subliminale come Uzzecchini, era stato in grado di proporre.
Ciao vecchio cuore Bianco, l’Olbia che non dimentica ti accompagna con la sua amicizia, la stima ed il ricordo che, niente, neppure l’estremo “trasloco” potrà mai attenuare.
Abbiamo capito ed amato la stessa comprensione e lo stesso amore che ci hai regalato,
Adiosu Renzo… R.I.P.