In Attesa di un altro Sole


Arezzo-Olbia 0-1Mister

Arezzo: Borra, Luciani, Muscat, Ferrario, Sabatino, Bearzotti (63’ Arcidiacono), Foglia, De Feudis (63’ Corradi), Yamga, Polidori (71’ Erpen), Moscardelli. A disp.: Farelli, Solini, Masciangelo, Grossi, Demba, D’Ursi, Ba, Rossetti. All.: Stefano Sottili.
Olbia: Van der Want, Pinna, Dametto, Iotti, Cotali, Feola, Muroni, Piredda (71’ Geroni), Cossu (86’ Capello), Ragatzu, Kouko (67’ Ogunseye). A disp.: Ricci, Deiana F., Murgia, Pisano, Senesi, Quaranta, Tetteh, Benedicic.
Allenatore: Bernardo Mereu

Arbitro: Andrea Masi (Pesaro). Assistenti: Massimiliano Magri (Imperia) e Christian Zanardi (Genova).
Rete: 44’ rig. Kouko
Note: corner 7-3 per Arezzo; amm.: Ferrario (A), Ogunseye (O) : 2000 spettatori circa. Recupero: 1′ e 5′.
Abbiamo tutto il diritto di gustarci l’Arcobaleno, perché abbiamo saputo amare anche la pioggia.
Ed allora: Cin, Cin e Buon Pro a Tutti!
Alla Società, da Marino all’ultimo dei magazzinieri. Alla squadra, dal “Principe” all’ultimo dei sudditi, Tutti per un giorno, per un momento così sublime: Eroi, felici e vincenti, tutti meritevoli di un caloroso abbraccio, di un Grazie universale.

Ma, anche in momenti così estatici, ci sono anche gli eroi più… speciali.
Bernardo Mereu, l’uomo mite e coraggioso, al comando. Il capitano Findus (Mister, mi perdoni l’azzardo) arrivato fuori tempo massimo a guidare una ciurma di ragazzi, fantasmi di se stessi, allo sbando tecnico, in confusione tattica, ognuno alla ricerca della propria personale luce, ammorbata da un’ombra collettiva, impenetrabile e deprimente. Sì, questo Arcobaleno è più Suo, di chiunque altro. Intanto per aver avuto il coraggio di accettare una sfida ai limiti dell’impossibile. Poi, per lo stile, la cura, la maturità con cui ha l’ha affrontata, in un clima da “dalli all’untore” in cui ciascuno di noi (mi ci metto anche io, povero diavolo) era più bravo a trovare i colpevoli (che comunque ci sono) che accettare le proprie responsabilità. Mastro Bernardo, quinto moro, in silenzio e con educazione ha… imposto a tutti il silenzio e si è preso il basto sulle spalle, la responsabilità unica del presente e del…passato. Se fosse andata male, sarebbe stato lui a retrocedere. Ma se adesso, tutti noi, ci godiamo il nostro piccolo paradiso, è a lui che dobbiamo riconoscenza, più che a chiunque altro. Senza dimenticare che gliela dobbiamo anche per il più immediato del nostro…futuro.

Non sono pochi, tra noi, quelli che all’arrivo del Governatore di Triei, hanno pensato al Mitico Rambone. Don Gennaro, anch’egli, arrivò nella primavera del ’76, in sostituzione di Feliciano Orazi, rilevando Peinca, che per qualche giorno, aveva diretto la squadra in attesa del nuovo mister.
Venne Rambone dopo 4 sconfitte e, in un campionato calderone (pensate che alla fine tra la quarta in classifica e le ultime due retrocesse, ci furono solo 6 punti di differenza e ben 17 squadre in graduatoria) riuscì nella spettacolare impresa di salvarci, perdendo soltanto in un’occasione, e vincendo sette delle ultime 13 partite.
Il ricordo di quei giorni per molti di noi, in queste ultime ore di sofferenze, era legato soprattutto alle similitudini astrali che ci conducevano… ancora una volta ad Arezzo.
Esattamente come quel 16 maggio di 41 anni fa.
Contro quell’Arezzo all’andata avevamo vinto noi con rete di “ciandrino” Piras; ad Arezzo vincemmo noi uscendo dalle sabbie mobili della zona retrocessione, con gol di Bruno “carrapane” Selleri. Contro questo Arezzo abbiamo vinto sempre noi sia all’andata, con rigore di Capello e prodezza di Ragatzu, sia adesso, ancora su rigore di Kouko.sette
Insomma, una serie di circostanze che propendevano all’ottimismo, anche per questa difficilissima impresa, chiamata a gran voce da Mereu e da tutto il popolo bianco. Popolo, va detto, che anche nei momenti di maggiore disperazione, non ha mai elemosinato la speranza di riuscire nell’obiettivo salvezza, nella continua consapevolezza che quel che era stato (il magnifico girone di ritorno) non poteva finire in vacca, senza uno scatto di orgoglio e di vigore che riabilitasse nome e prestigio di questa Olbia.
La felicità, in fondo, è semplicemente desiderare quel che già si ha.
Ma per essere felici ci vuole anche molto coraggio. Ed i nostri ragazzi, nel rettangolo di gioco e sugli spalti, l’hanno avuto questo coraggio e meritano, di condividerla assieme, questa felicità. Che se la godano tutti a piene mani, ma tenendo a mente sempre anche i giorni del buio e della depressione. Perché dagli errori del passato deve sorgere un altro sole, un’altra Olbia Bella.

Ad majora Ragazzi, ora e sempre OlèOlbiaOlè,
Simprie.
P.S.: Un pensiero speciale per Piero. Con Noi fino all’ultimo suo respiro, dentro di Noi fino al nostro ultimo respiro: Piero Giagnoni, è felice quanto e più di noi per questa strameritata salvezza.
Piero Giagnoni, è stato inimitabile ed insuperabile maestro di Calcio e di Vita.
Piero Giagnoni quelle due gare, vincenti, contro l’Arezzo nel 1976 le disputò con la SUA maglia numero 10. Alla gara di andata, quest’anno, a dicembre era sugli spalti a gioire perché, un suo emulo (Ragatzu), sempre con la maglia numero 10, ebbe a consolidare quel bellissimo 2-0.
Ieri ci ha osservato da lassù… dalle tribune, dove anche gli angeli hanno l’anima Bianca.
Da queste parti, essendo modellati “a rustazza”, finiamo sempre per badare esclusivamente all’essenziale, più che ai piccoli gesti o alle carinerie.
Ma stavolta, oltre al ricordo, oltre al dolore per un’assenza incommensurabile, forse non sarebbe male se anche dalle nostre parti, Marino e la Società, decidessero di adempiere al rito sportivo di struggente significato, nel provvedere a “Ritirare ad aeternumla maglia Bianca numero 10.
Nessuno, meglio di lui, nessuno più di lui in futuro, potrà mai onorarla meglio di quanto, in mezzo al campo e fuori di esso, la nostra Rossa mezzala senza tempo e senza macchia, ha saputo fare.
Sarebbe bello, oltre che giusto.
Ciao Piero, dalla Tua OlbiaBella e Felice.