Olbia-Pro Piacenza 0-1

Olbia: Crosta, Bellodi, Iotti, Ceter (46’ Ogunseye), Vallocchia, Ragatzu, Pennington, Pisano, Senesi (73’ Martiniello), Muroni, Cotali. A disp.: Wan der Want, Marson, Pinna, Pitzalis, Cusumano, Vergara, Tetteh; Biancu. All. Filippi
Pro Piacenza: Zaccagno, Pasqualoni, Maldini, Mangraviti, Nolè (86’ Kadi), Scardina, Sicurella (71’ Sanseverino), Zanchi (71’ Nava), Ledesma, Remedi (92’Marchesi ), Kalombo. A disp.: Antonino, Bertozzi, Quaini, Esposito, Volpicelli, Belotti. All.:Giannichedda
Arbitro: Giovanni Ayroldi di Molfetta
Rete: 49’ Maldini.
Note: corner 3-4; Amm.: Ogunseye, Kalombo e Zaccagno. Rec.: 0’e3’

Perseveranza aveva chiesto Filippi, e i suoi ragazzi gli hanno dato fin troppo retta.
Nella partita più brutta che non ti aspetti, l’Olbia ha mostrato le sue endemiche “piaghe”.
Appena al terzo capitolo, della terza stagione, in terza serie, rispolveriamo la nostra atavica peculiarità alla “banzigallella” (altalena) delle prestazioni e/o controprestazioni.

E questa notte, Pisano e compagni ce l’hanno messa tutta per ricordarci i loro limiti di continuità, accompagnati da una fragilità complessiva che dall’Olimpo dove, soltanto per un po’, ci eravamo ritagliati un posticino, veniamo ricacciati, come spesso ci capitò anche con Magnani e Mereu, nella quotidianità terrena.

Sì, seppur piuttosto a malincuore, ci siamo abituati.

Eppure non ci va di assuefarci, di riprendere con la solita tiritera delle emozioni a singhiozzo. Ci sarà pure una ragione perché un ingranaggio che, in alcune rappresentazioni ti sembra più che buono, in altre… ti manda ai pazzi.
A ben vedere, accontentandoci di dare una lettura di quanto visto stanotte, questa gara l’ha vinta Giannichedda. Con grandissima abilità ha pensato di ingabbiare (in prima o seconda battuta) Ceter da una parte e di far trotterellare Ragatzu il più lontano possibile dall’area di rigore. Il mister ha “sfruttato” il carisma e la caratura di Ledesma che, seppur a piccolo trotto, ha contrastato con esperienza i nostri portatori d’acqua al centrocampo, dettato i ritmi e calciato pericolosamente tutti i piazzati (compreso l’angolo assassino) che gli si sono presentati. Chiuso a riccio, il suo Pro nei primi 45’ non ha mai tirato in porta, ma ha sofferto solo in due occasioni: la prima volta con il destro a girare di Ragatzu, calciato dal limite e che ha incocciato il palo; la seconda con Ceter che arriva da solo di fronte a Zaccagno e che si (ci) incasina, inventandosi, nonostante il suo talento, la più becera delle “scarpate” da “ciappino” (schiappa) che si possano immaginare. Queste due occasioni e, un’altra tenue tenue, di Ogun di testa al 67’ su invito (l’unico buono) di Danielinho, sono stati gli unici di un’Olbia assolutamente irriconoscibile.
Loro segnano su calcio d’angolo (per noi vizi antichi inguaribili) con un Maldini Christian (nomen omen), lasciato letteralmente solo a presidiare una zona dell’area piccola, non presidiata dallo schieramento “zonista” dei bianchi.

Gli ospiti hanno fatto il minimo per ottenere il massimo. Succede, nel calcio giocato, più spesso di quanto non si creda. Quel che, in tutta onestà, ci piace meno è l’idea che nell’analizzare questa batosta si parli di sfortuna o di ingiustizia. Le responsabilità sono solo nostre. Personalmente delle prestazioni dei singoli salvo solo Crosta (ché di fatto non ha… giocato) e Cotali che, davvero su quella fascia si è dannato con continuità e polmoni da maratoneta, e nel primo tempo, rischiando la testa, ha interrotto al momento giusto, un’occasionissima di Nolé su cross di Scardina.

Un’annotazione la dedichiamo all’arbitro Ayroldi, davvero “irritante” e, in alcuni frangenti, inadeguato. In questa gara ha fischiato 24 punizioni, 11 contro di noi, e tutte le volte (nell’80%) che doveva piazzare la barriera (nella più parte dei casi formata da un solo giocatore) perdeva dai 15 ai 20 secondi per far rispettare le distanze. Ha persino vistosamente comminato diversi richiami (Zaccagno, persino ammonito, ed anche Maldini, il più esagerato) per oggettive ed eccessive perdite di tempo; sei le sostituzioni effettuate e, nonostante le sue ripetute mimiche sul recupero ha finito per assegnare solo 3’ in tutta la partita. Qualche secondo in più sarebbe servito a poco, ma lui avrebbe fatto più bella figura.

Insomma, non è stata una bella notte, può capitare e, probabilmente, capiterà ancora, ma di sicuro meglio non… perseverare e rialzarsi da subito, utilizzando al meglio tutte le risorse che questa Olbia ha mostrato con chiarezza di possedere.

Ad majora, nunc et semper OléOlbiaOlé

Simprie.

(foto dal sito del pro piacenza)